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Gli
impianti nucleari sono esposti ad attacchi terroristici al pari di altre
grandi infrastrutture (come ad esempio gli impianti chimici e
petrolchimici, le raffinerie, i porti, gli aeroporti, le stazioni, gli
stadi sportivi) dove un attentato potrebbe produrre effetti molto gravi.
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A
differenza della maggior parte degli altri impianti, che sono
vulnerabili e non dispongono di protezioni specifiche, gli impianti
nucleari sono per loro natura molto più resistenti e sono inoltre
protetti in modo specifico.
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Gli
impianti nucleari sono protetti da una prima barriera costituita dalla
recinzione sorvegliata che delimita l’area di proprietà e da una seconda
barriera costituita da una doppia recinzione antisfondamento
sensorizzata e allarmata che circonda l’impianto vero e proprio.
All’interno l’impianto è provvisto di ulteriori barriere con gerarchie
di accesso diversificate. Tutto ciò serve ad impedire che persone non
autorizzate entrino nelle aree più delicate dell’impianto.
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Le
strutture di una centrale hanno caratteristiche di alta resistenza
imposte dall’esigenza di garantire la sicurezza nucleare in caso di
eventi estremi quali i terremoti, i tornado e perfino le onde di
tsunami. Le strutture sono progettate per resistere anche alle
sollecitazioni interne che possono verificarsi in caso di incidente
della massima gravità. Queste caratteristiche sono tali da far sì che la
centrale sia in grado di resistere in condizioni di sicurezza a
qualsiasi evento sia interno che esterno.
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Nel
2008 l’Autorità di sicurezza nucleare americana (NRC) ha imposto che
nell’analisi di sicurezza dei nuovi impianti nucleari sia presa in
considerazione anche la caduta di un grande aereo di linea. I reattori
della terza generazione avanzata (come l’EPR e l’AP1000) sono dunque
specificamente progettati anche per resistere a un simile evento. |