ASSOCIAZIONE ITALIANA NUCLEARE
Associazione tecnico-scientifica no-profit dotata di personalità giuridica
Membro per l'Italia del Forum Atomico Europeo (FORATOM) e della European Nuclear Society (ENS) 

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1.3  Il conseguimento degli obiettivi ambientali

 

1.3.1 Riduzione dell’intensità energetica

 

Il 25.02.2008 sono stati presentate le risultanze di uno studio sull’efficienza energetica nell’UE svolto nell’ambito del progetto europeo “Odyssee” da ENEA (Italia) e ADEME (Francia). Lo studio mostra che l’intensità energetica totale dell’Italia è tra le più basse in Europa, principalmente a causa del limitato sviluppo dei settori ad alta intensità energetica e delle ristrutturazioni industriali che hanno seguito gli shock dei prezzi petroliferi del 1973 e del1979. 

 

Intensità energetica nei paesi dell’Unione Europea (fonte: ENEA-ADEME, 2008).

 

Dato il livello già contenuto dell’intensità energetica nazionale, se sono certamente possibili recuperi di efficienza, una riduzione sostanziale può avvenire solo a prezzo di profonde e costose ristrutturazioni.  

 

1.3.2 Riduzione delle emissioni di gas-serra

 

La mappa delle emissioni di gas-serra mostra che i maggiori contributi alle emissioni previste al 2010 sono addebitabili all’industria termoelettrica (150 Mt, pari al 26%) e ai trasporti (142,2 Mt, pari al 24,5%), con contributi significativi ma minori da parte dell’industria manifatturiera (80,2 Mt, pari al 13,8%) e del settore civile (74,1 Mt, pari al 12,8%).

 

Quadro di riferimento programmatico delle emissioni di gas-serra in Italia (fonte: delibera CIPE n. 123/2002).

 

 

Dei settori citati, quello della produzione termoelettrica è l’unico nel quale è possibile intervenire in tempi brevi, data la centralizzazione degli impianti e la possibilità di adottare strumenti di pianificazione attendibili. Intervenendo su questa componente attraverso la sostituzione delle fonti fossili con nucleare e fonti rinnovabili è possibile conseguire una sostanziale riduzione delle emissioni.  

 

1.3.3 Ruolo delle fonti rinnovabili

 

Il contributo che le fonti rinnovabili possono apportare alla copertura del fabbisogno elettrico, ed eventualmente alla riduzione della produzione termoelettrica, è limitato dalle caratteristiche intrinseche delle fonti solare ed eolica (bassa densità di potenza, elevato impatto territoriale, alti costi di impianto, bassi fattori di utilizzazione, esigenze di stabilità della rete) e dalla limitata disponibilità residua della fonte idroelettrica (2.600 MW, secondo gli studi condotti nell’ambito del progetto europeo Altener II).

Per soddisfare il 10% del fabbisogno nazionale di elettricità

 

   ricorrendo alle biomasse (legna da ardere) occorrerebbe disporre di 120.000 km2 di boschi (in Italia ce ne sono 45.000);

   ricorrendo all’eolico occorrerebbe installare 24.000 turbine da 1 MW, che avrebbero un costo complessivo di  24 miliardi di euro e occuperebbero una superficie complessiva di 2.000 km2;

   ricorrendo al fotovoltaico occorrerebbe installare 200 km2 di pannelli, che avrebbero un costo complessivo di 240 miliardi di euro.

 

In caso di ricorso a impianti solari ed eolici sarebbe comunque necessario installare impianti convenzionali per sopperire ai periodi di indisponibilità, sostenendone il costo aggiuntivo.

Dati i costi in gioco e le limitazioni intrinseche, le fonti rinnovabili non sono in grado, da sole, di incidere significativamente sulla copertura del fabbisogno elettrico. Il loro contributo è infatti incrementabile solo adottando meccanismi di incentivazione economica che finirebbero con l’elevare ulteriormente il costo medio del kWh.

La relazione al Parlamento svolta nel giugno 2007 dal Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas evidenzia che nel solo 2006 il GSE ha speso 6,4 miliardi di euro per acquistare a tariffa incentivata l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e assimilate. La stessa energia è stata ceduta al mercato elettrico a 2,7 miliardi di euro. La differenza (3,7 miliardi di euro) è stata addebitata sulle bollette elettriche delle famiglie e delle imprese sotto la voce “oneri di sistema”.  A normativa vigente, nel periodo 2008-2020 gli oneri di sistema per l’incentivazione delle fonti rinnovabili e assimilate costeranno al consumatore elettrico 25 miliardi di euro.  

 

1.3.4 Ruolo dell’energia nucleare

 

Date le caratteristiche intrinseche delle fonti energetiche rinnovabili, gli obiettivi di riduzione delle emissione non possono essere conseguiti senza il ricorso all’energia nucleare. Quest’ultima può assumere un ruolo importante che si caratterizza per i seguenti fattori:

 

   Economia di base. Il costo del kWh di fonte nucleare è inferiore a quello delle altre fonti di produzione elettrica; la sua composizione (85% costituito dai costi di impianto, esercizio e manutenzione) lo rende un investimento fatto in sede nazionale.

   Sostituzione dei combustibili fossili. L’energia nucleare può sostituire direttamente la domanda di combustibili fossili proveniente dal settore termoelettrico e indirettamente parte della domanda di combustibili fossili negli usi civili, con un sensibile miglioramento della fattura energetica verso l’estero.

   Riduzione delle emissioni di gas-serra. La sostituzione della produzione termoelettrica (81,3% della produzione elettrica nazionale) con energia elettrica di fonte nucleare può ridurre sensibilmente le emissioni di gas-serra del paese.

   Incentivazione delle energie rinnovabili. La riduzione del costo medio di produzione del kWh associato all’energia nucleare consente di rendere disponibili risorse economiche utilizzabili per incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili senza incrementare il costo del kWh rispetto ai livelli attuali.  

 

                                                                                        AIN- Associazione Italiana Nucleare
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