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2.3
Il combustibile nucleare e i materiali
radioattivi
2.3.1
Disponibilità di combustibile nucleare
L’edizione
2006 del “Red Book”, pubblicato in collaborazione da ONU-IAEA e OCSE-NEA,
che costituisce la pubblicazione di riferimento a livello internazionale sulle
riserve di uranio, indica che le risorse uranifere estraibili a costi non
superiori a 130 $/kg (risorse commerciali) attualmente accertate a livello
mondiale ammontano a 4,7 milioni di tonnellate, mentre le risorse estraibili a
costi di poco superiori a 130 $/kg sono stimate in 9,7 milioni di tonnellate.
Al
tasso attuale di utilizzazione (il fabbisogno mondiale di uranio nel 2006 è
stato di 66.529 tonnellate) e senza utilizzare i materiali in giacenza, le
risorse minerarie commerciali (estraibili a costi non superiori a 130 $/kg)
basterebbero per 70 anni e quelle totali per 220 anni. Occorre tuttavia
considerare che esistono attualmente in giacenza uranio depleto, uranio ad alto
arricchimento e plutonio in grado di alimentare per 20 anni il funzionamento dei
reattori attualmente in esercizio (attraverso l’uso di combustibili a ossidi
misti di uranio e plutonio). Utilizzando le risorse minerarie esistenti e i
materiali in giacenza la durata delle risorse all’attuale tasso di
utilizzazione è dunque quantificabile in circa 240 anni.
Un
prolungamento sostanziale della durata delle risorse è legato alla prossima
introduzione (2030) dei reattori della quarta generazione. I reattori a spettro
neutronico termico attualmente in funzione nel mondo utilizzano infatti come
combustibile l’uranio-235, che rappresenta solo lo 0,7% dell’uranio
naturale. L’entrata in funzione dei reattori a spettro neutronico veloce
basati sulla fissione dell’uranio-238 (la cui tecnologia è stata già
sviluppata negli anni Ottanta con il reattore Superphénix e che costituiscono
il principale riferimento per lo sviluppo dei nuovi reattori di quarta
generazione) avrà l’effetto di consentire lo sfruttamento dell’uranio-238
(99,3% dell’uranio naturale) moltiplicando teoricamente per un fattore 60 la
durata delle riserve di uranio accertate.
L’uso
di combustibili a base di uranio e torio (il cui ciclo è stato studiato in
molti paesi, fra cui l’Italia) avrà l’effetto di ampliare ulteriormente le
riserve di combustibile nucleare, essendo il torio 3,5 volte più abbondante in
natura dell’uranio. Il nucleare da fissione ha dunque un orizzonte temporale
teorico di sfruttamento pressoché illimitato, e comunque superiore a quello di
ogni altra fonte energetica impiegabile su vasta scala.
La
durata delle risorse fissili si prolunga praticamente all’infinito se si
considera che l’uranio è presente in soluzione nell’acqua degli oceani con
una concentrazione di circa 13 mg/mc. Si valuta che in questa forma sia
disponibile un quantitativo di uranio pari a 1.000 volte le risorse minerarie
esistenti. I ricercatori giapponesi (Nature, 2008) hanno già messo a
punto una tecnica di separazione mediante la quale sono riusciti a ricavare in
un anno l’uranio necessario per il funzionamento di due centrali nucleari da
1.000 MWe ciascuna.
Negli
ultimi due decenni è gradualmente aumentato l’impiego di combustibile ad
ossidi misti di uranio e plutonio (MOX). La crescente adozione del combustibile
MOX risponde all’esigenza di valorizzare sul piano energetico gli stock di
plutonio accumulati attraverso il ritrattamento del combustibile esaurito, ma
anche di eliminare definitivamente il plutonio derivante dallo smantellamento
delle testate nucleari, che solo in questo modo può essere definitivamente
distrutto.
Per
ragioni connesse con l’ottimizzazione dello sfruttamento del combustibile
nucleare e con la riduzione della produzione di materiali ad alta attività, si
va affermando in tutto il mondo l’adozione del ciclo chiuso del combustibile,
in alternativa allo smaltimento del combustibile esaurito tal quale. Il concetto
del ciclo chiuso prevede il ritrattamento del combustibile scaricato dai
reattori, processo finalizzato al recupero dell’uranio 238 (95% del
combustibile scaricato), dell’uranio 235 non fissionato (1%) e del plutonio
prodotto nel reattore (1%). Uranio e plutonio sono riutilizzati per fabbricare
combustibile fresco (di tipo MOX) e in tal modo il
problema dello smaltimento di materiali ad alta attività si pone solo
per i prodotti non riutilizzabili (3%), che costituiscono le cosiddette
“scorie ad alta attività”, mentre il 97% del combustibile nucleare esaurito
è riciclato per fabbricare nuovo combustibile.
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