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2.5L’impatto sanitario e ambientale
2.5.1
L’impatto sanitario
La
produzione di energia nucleare, in tutte le sue fasi, comporta la produzione di
materiali radioattivi, ma è anche l’attività più controllata dal punto di
vista dell’impatto radiologico sui lavoratori, sulla popolazione e
sull’ambiente.
Rischi
di esposizione alla radioattività esistono nell’industria estrattiva del
minerale uranifero, negli impianti di arricchimento dell’uranio, negli
impianti di produzione del combustibile nucleare, nelle centrali nucleari, negli
impianti di ritrattamento del combustibile nucleare e negli impianti di
trattamento, condizionamento e stoccaggio temporaneo e definitivo dei materiali
radioattivi.
Le
esposizioni della popolazione alla radioattività prodotta dagli impianti
nucleari sono tuttavia minime e di gran lunga inferiori a quelle dovute a tutte
le altre cause, naturali e antropiche.
Esposizione
media alla radioattività per la popolazione italiana.
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Sorgente
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Dose
annuale media
(mSv/anno)
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Fondo
naturale
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3,1
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raggi cosmici
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0,30
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radioisotopi cosmogenici
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0,01
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radiazione terrestre
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2,81
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Attività
antropiche
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1,1
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pratiche sanitarie, radiologia
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1,00
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televisori e computer
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0,01
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impianti nucleari
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0,001
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viaggi aerei
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0,002
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altre esposizioni
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0,01
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fall-out di esperimenti nucleari
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0,01
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Totale
esposizione
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4,2
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2.5.2
L’impatto ambientale
Il
funzionamento di una centrale nucleare determina il rilascio nell’ambiente di
modesti quantitativi di effluenti liquidi (acqua) e aeriformi che contengono
tracce di radioattività molto inferiori alla radioattività naturale.
Gli
effluenti liquidi (provenienti dalla depurazione dell’acqua di ciclo, dal
trattamento dell’acqua della piscina del combustibile, dal drenaggio delle
apparecchiature e da varie operazioni di lavaggio) sono raccolti in serbatoi di
stoccaggio e trattati al fine di ridurre al minimo la radioattività scaricata
nell’ambiente. Gli affluenti aeriformi (aria di ventilazione degli edifici,
gas derivanti dal trattamento dell’acqua di ciclo) sono scaricati attraverso
il camino della centrale, previo monitoraggio continuo con strumentazione
appropriata per garantire il rispetto dei limiti imposti.
Lo
scarico nell'ambiente degli effluenti liquidi ed aeriformi è regolamentato da
apposite prescrizioni tecniche che, attraverso la cosiddetta “formula di
scarico” autorizzata, limitano la quantità dì radioattività scaricabile su
base annuale, trimestrale e giornaliera. Lo scarico effettivo degli effluenti
delle centrali nucleari in esercizio nei paesi occidentali non va comunque oltre
una percentuale minima (qualche %) delle quantità autorizzate.
In
effetti, le centrali nucleari sono progettate per contenere e controllare tutti
i materiali radioattivi prodotti, che sono trattati, condizionati e
immagazzinati in depositi controllati.
L'impatto
radiologico delle centrali nucleari è continuamente sorvegliato mediante una
rete di monitoraggio interna ed esterna all’impianto integrata da stazioni
meteorologiche. La distribuzione (fra qualche centinaio di metri e qualche
chilometro dall’impianto) dei punti di misura diretta e di prelievo delle
matrici ambientali esterne (acqua, aria, suolo, sedimenti, vegetazione, fauna)
è tale da fornire una immagine significativa dello stato della
radioattività nell’area circostante l’impianto. I risultati delle misure
sono costantemente verificati dall’autorità di controllo nucleare.
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2.5.3
I “costi esterni” del nucleare
Una
valutazione oggettiva dell’impatto complessivo associato all’uso delle
diverse fonti di energia può essere condotta calcolando i cosiddetti “costi
esterni” (externalities) associati all’uso delle diverse fonti
energetiche, ovvero dei costi derivanti dalla monetizzazione degli impatti sulla
salute, sull’ambiente e sulle attività economiche, inclusi gli effetti di
possibili incidenti, tenendo conto di tutto il ciclo produttivo.
Nell’ambito
del progetto europeo Externe è stato elaborato uno studio che valuta
come segue i costi esterni medi in 15 paesi europei:
―
carbone
8,5
c €/kWh
―
olio combustibile
7,0
c €/kWh
―
gas
2,5
c €/kWh
―
biomassa
1,5
c €/kWh
―
fotovoltaico
0,6
c €/kWh
―
nucleare
0,5
c €/kWh
―
idroelettrico
0,5
c €/kWh
―
eolico
0,1
c €/kWh
Come
si vede, i costi esterni dell’energia nucleare sono da 5 a 17 volte inferiori
a quelli delle fonti fossili, si collocano allo stesso livello di quelli
associati all’energia idroelettrica, sono inferiori a quelli dell’energia
fotovoltaica e sono superiori solo a quelli dell’energia eolica.
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