ASSOCIAZIONE ITALIANA NUCLEARE
Associazione tecnico-scientifica no-profit dotata di personalità giuridica
Membro per l'Italia del Forum Atomico Europeo (FORATOM) e della European Nuclear Society (ENS) 

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Documento 3 : Il rilancio del nucleare in Europa: la situazione svedese.

Il Governo svedese ha deciso di abrogare la legge che vieta l’installazione di nuovi reattori, varata all’indomani del controverso referendum del 1980. L’opposizione si dichiara fortemente contraria, mentre l’opinione pubblica sembra in larga parte favorevole, anche se non entusiasta.  Ciò che è certo è che la politica svedese discute nel merito, in modo costruttivo, aperto e responsabile.

Un Paese all’avanguardia. Aiutata da quasi due secoli di pace e di buoni rapporti con gli altri Paesi, da un quadro politico-istituzionale molto stabile, e da risorse economiche importanti gestite con un efficiente modello misto statale-privato, la Svezia è saldamente nelle prime posizioni mondiali per lo sviluppo umano, nelle prime posizione europee di crescita economica, e gode di un benessere socio-economico diffuso e resistente.

La politica energetica. La Svezia dispone di ingenti risorse idriche, che consentono alla fonte idroelettrica di raggiungere, con 65 TWh prodotti nel 2007, circa il 45% della produzione totale di elettricità. Un contributo decisivo ma non certo sufficiente, per un Paese con alti consumi industriali e con temperature molto rigide nei mesi invernali.

La Svezia mantiene un’importante vocazione allo studio e allo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare nell’utilizzo delle biomasse. Tutti gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e dagli impegni successivi sono stati raggiunti o sono molto vicini. Tuttavia per poter proseguire questo percorso è al momento ineludibile il contributo fornito dall’ energia nucleare.

Il ruolo del nucleare. La Svezia ha avviato, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, un importante sviluppo dell’energia nucleare, seguito ad una fase sperimentale iniziata già negli anni ’50. Dopo la parentesi di Ågesta, dove fino al 1974 rimase in funzione un reattore ad acqua pesante da 80 MW, a partire dal 1972 divennero operativi i reattori di seconda generazione, nei quattro siti di Oskarshamn (3 unità per 2330 MW totali di potenza installata), Barsebäck (2 unità da 630 MW ciascuna), Ringhals (4 unità per 3560 MW totali) e Forsmark (3 unità per 3208 MW totali).

Questo sviluppo ebbe un’importante accelerazione, come in altri Paesi occidentali, a seguito della crisi petrolifera del 1973, quando emerse la necessità di alleggerire la pressione della dipendenza politico-economica dal petrolio e dai relativi Paesi produttori, e portò la tecnologia dell’ASEA Atom a produrre importanti miglioramenti successivi, sempre nella filiera dell’acqua bollente, fino alle ultime unità divenute operative nel 1985.

Il dibattito sul nucleare prima del referendum del 1980. Nella seconda metà degli anni ’70, mentre lo sviluppo del nucleare in Svezia cresceva vigorosamente, iniziò a diffondersi una certa simpatia per il movimento ecologista. Questo movimento, fortemente ideologizzato ma inizialmente senza un manifesto preciso né appartenenze politiche definite, si propagandò fin da subito con degli slogan, e tra i più ricorrenti vi erano quelli contro il nucleare, sia nelle sue applicazioni belliche (pur essendo un Paese neutrale la Svezia risentiva fortemente del clima della guerra fredda) che civili.

Né i Socialdemocratici (Socialdemokraterna), che nel 1976 avevano lasciato il Governo dopo 40 anni pur conservando una solida maggioranza relativa (42,7%), né i partiti di destra (Folkpartiet, destra liberale e Moderaterna, destra moderata) che sostenevano il Governo di Thorbjörn Fälldin, sembravano permeabili alle istanze anti-nucleariste. Il Partito di Centro (Centerpartiet) invece, cui apparteneva il Primo Ministro, tradizionalmente legato agli ambienti rurali (era in origine il partito dei contadini) e perciò ostile a una impetuosa politica industriale, aveva espresso forti riserve allo sviluppo del nucleare, ed era giunto a proporre di indire un referendum, incassando però un ‘no’ deciso dai propri alleati di Governo, ed ottenendo solo il rinvio dell’avvio commerciale delle unità Ringhals-3 e Forsmark-1, già pronte.

Questa divisione portò in breve alla caduta del Governo, con le dimissioni rassegnate da Fälldin nell’Ottobre del 1978, e la creazione di un Governo di minoranza Folkpartiet /Moderaterna presieduto da Ola Ullsten, in vista delle elezioni politiche previste per l’autunno del 1979.

Questo quadro politico già esplosivo ebbe una svolta improvvisa in seguito all’incidente, avvenuto il 28 Marzo del 1979, nell’impianto di Three Mile Island, nei pressi di Harrisburg (Pennsylvania, USA). Le conseguenze sul dibattito nucleare furono immediate: il Governo di minoranza dovette dare il via libera al referendum, a questo punto invocato anche dai Socialdemocratici, e che fu indetto per il Marzo 1980.

Questo consentì, dopo le elezioni politiche del 1979 che avevano sostanzialmente confermato gli equilibri precedenti, la formazione di un secondo Governo Fälldin, con il nodo del nucleare ormai demandato all’espressione diretta degli elettori.

Il referendum del 1980. Il referendum sul nucleare si tenne il 23 Marzo del 1980. In quel momento in Svezia erano attivi 6 reattori, 4 erano pronti ma non ancora attivi e 2 erano in costruzione. Gli elettori avevano a propria disposizione la scelta tra tre opzioni (förslag), le quali prevedevano comunque l’uscita dal nucleare: nessuno dei cinque partiti presenti in Parlamento era stato disposto a schierarsi per il ‘sì’ al nucleare.

In realtà Socialdemokraterna, Folkpartiet e Moderaterna avevano tentato di raggiungere un accordo per sostenere il nucleare, quanto meno per gli impianti in funzione e previsti (il piano del 1975 prevedeva di arrivare a 14 unità), ma le trattative si arenarono sulla proposta di una maggiore tassazione degli impianti idroelettrici di proprietà privata, inaccettabile per Moderaterna

Così questi ultimi decisero, da soli, di sostenere la ‘linje 1’, che proponeva di fermare il nucleare appena possibile, compatibilmente con il fabbisogno elettrico e con la riduzione della dipendenza petrolifera, sostenendo le energie rinnovabili e limitando comunque la presenza del nucleare ai 12 reattori, ovvero quelli già operativi e quelli in costruzione. Questa proposta fu la meno votata, fermandosi al (19%).

La ‘linje 2’, sostenuta da Socialdemokraterna e Folkpartiet, prevedeva gli stessi esiti della ‘linje 1’, confermando però le divisioni sopra citate: proprietà statale e comunale degli impianti e tassazione dei maggiori ricavi della produzione idroelettrica. Inoltre si puntualizzava con più forza la necessità di investire nelle energie rinnovabili e nella sicurezza degli impianti.

La ‘linje 3’, sostenuta da Centerpartiet e comunisti (Vänster Partiet Kommunisterna), prevedeva il blocco dei reattori attivi entro un massimo di dieci anni, e l’abbandono immediato di quelli non ancora attivi. Inoltre venivano vietate le attività minerarie relative all’uranio e l’esportazione di componenti o tecnologie nucleari.

La ‘linje 2’ prevalse sulla ‘linje 3’ con uno strettissimo margine (39,1% contro 38,7%).

 

Dopo il referendum. La legge sul nucleare nel 1981, un anno dopo il referendum, ne riprendeva abbastanza fedelmente il dettato. La Svezia avrebbe limitato l’utilizzo del nucleare ai reattori in esercizio o in costruzione -12 in totale- fino al 2010, ovvero 25 anni dopo l’entrata in esercizio dell’ultima unità, prevista appunto per il 1985.

Questo termine dei 25 anni non era esplicitato nell’opzione referendaria, ma era stata una sorta di parola d’ordine della linea che aveva prevalso, e comunque rappresentava un buon compromesso per le forze politiche parlamentari.

La situazione in questo modo rimase sostanzialmente congelata fino al 1986, quando un secondo incidente nucleare, questa volta nell’ U.R.S.S., fece divampare nuove polemiche. La Svezia era appena piombata nello shock  conseguente all’evento più tragico della sua tranquilla storia recente, l’assassinio del leader Socialdemocratico e Primo Ministro Olof Palme (28 Febbraio), quando avvenne l’incidente di Cërnobyl’ (26 Aprile).

Furono proprio i lavoratori dell’impianto di Forsmark i primi a capire, dalla radioattività rilevata, che era successo un incidente da qualche parte, inducendo i sovietici, che fino ad allora erano rimasti in silenzio, a svelare al Mondo quello che era successo.

Dopo l’incidente di Cërnobyl’ i Socialdemocratici, che dal 1982 erano tornati al potere, imposero un’accelerazione all’uscita del nucleare, varando un provvedimento che prevedeva la chiusura di una prima unità nel 1995, e di una seconda unità nel 1997. In realtà queste scadenze sono state prorogate: le due unità – Barsebäck 1 e Barsebäck 2- sono state chiuse rispettivamente nel 1999 e nel 2005, anche a seguito delle pressioni danesi (il sito dista appena 15 km in linea d’aria da Copenaghen).

La situazione politica attuale. Nel frattempo, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, il quadro politico svedese ha visto un’evoluzione verso un bipolarismo più marcato: una leggera flessione di Socialdemokraterna, l’ingresso in Parlamento degli ambientalisti del Miljöpartiet, la tenuta e poi l’ascesa dei postcomunisti del Vänster Partiet, un progressivo spostamento a destra del Center Partiet, sono stati fattori che hanno provocato una frattura più netta fra lo schieramento socialista (vp + mp + s) e quello cosiddetto “borghese” (borgerliga), (c + fp + m + kd, Krist-demokraterna, entrati in Parlamento dal 1991).

Questa situazione bipolare non ha comunque mai creato forti scontri nella società e nelle istituzioni svedesi, anche se sulla politica fiscale, sul mercato del lavoro e sulla politica dell’immigrazione sono rimaste visioni distanti tra i due schieramenti. Inoltre va tenuto presente che, anche nei riflessi della pubblica opinione, alcune questioni pure importantissime come l’integrazione europea (la Svezia ha aderito alla UE, in seguito ad un referendum, nel 1995) hanno mantenuto un carattere fortemente trasversale.

La questione nucleare risente tuttora di questa situazione. Nelle ultime elezioni politiche, svoltesi nel Settembre del 2006, l’alleanza di centro-destra ha ottenuto la maggioranza dei seggi presentando un programma molto critico nei confronti del Governo socialdemocratico uscente, ma senza un punto di vista unitario sulla politica energetica.

Il Centerpartiet, che aveva appoggiato la chiusura di Barsebäck, e i Kristdemokraterna hanno mantenuto inizialmente una posizione molto timida sul nucleare, resistendo alle pressioni degli alleati Folkpartiet e Moderaterna, che invece erano apertamente favorevoli a cambiare la legge che vieta la costruzione di nuovi impianti.

 

Gradualmente però, grazie anche ai sondaggi d’opinione che vedono una maggioranza di svedesi favorevoli all’utilizzo del nucleare, per di più con un trend in crescita, sono maturate le condizioni per uno sblocco di questa impasse.

La svolta di Rosenbad. Il 30 Gennaio scorso il leader dei Kristdemokraterna e ministro per gli Affari Sociali, Göran Hägglund, ha dichiarato l’intenzione del proprio partito di abbandonare il ‘no’ al nucleare, indicando la strada di un compromesso nella possibilità di costruire nuovi impianti in sostituzione di quelli attualmente in funzione, che saranno tutti fermati entro i prossimi venti anni.

Questa posizione è stata fatta propria, nei giorni successivi, anche dal leader del Centerpartiet, Ministro delle Attività Produttive e vice Primo Ministro, Maud Olofsson, la quale pure ha voluto confermare la tradizionale contrarietà ideologica del proprio partito al nucleare.

Si è arrivati così alla dichiarazione, preannunciata, di Rosenbad –un palazzo al centro di Stoccolma che tradizionalmente ospita le conferenze stampa del governo. Qui il 5 Febbraio i leader dei quattro partiti di governo (Reinfeldt, Primo Ministro e leader dei Moderaterna, Björklund del Folkpartiet, Olofsson e Hägglund) hanno confermato il raggiungimento di un compromesso, consistente nell’impegno di approvare una nuova legge, che consenta di costruire, negli stessi siti di Forsmark, Oskarshamn e Ringhals, un massimo di 10 reattori in sostituzione di quelli vecchi.

Il leader del Folkpartiet Jan Björklund ha precisato che lo Stato non fornirà sussidi alla costruzione dei nuovi impianti, e che al contrario dovranno essere rafforzate le garanzie di un mercato pienamente concorrenziale tra gli operatori.

Nuovo referendum?. La svolta di Rosenbad è stata unanimemente considerata uno dei fatti politicamente più importante ad opera del Governo di centro-destra. La stampa ha fornito una copertura ampia e circostanziata di quanto avvenuto, e l’opinione pubblica ha confermato il consueto, grande interesse per la questione nucleare e per la politica energetica in generale.

L’opposizione ha reagito in modo netto e assolutamente contrario alla decisione del Governo, schierando a sua volta in una conferenza stampa il leader dei Socialdemokraterna Mona Sahlin, il segretario del Vänster Partiet Lars Ohly e il portavoce di Miljöpartiet Peter Eriksson, i quali hanno espresso critiche molto aspre.

Tuttavia va sottolineato come all’interno dei Socialdemokraterna il dibattito sul nucleare resta molto aperto, con esponenti importanti, come l’ex Commissario Europeo per l’Ambiente Margot Wallström, schierati su posizioni apertamente favorevoli, e gli stessi elettori su posizioni autonome dalla guida del partito.

Questo aspetto è stato confermato dall’ultimo sondaggio, successivo alla svolta di Rosenbad, che ha mostrato come il 62% degli svedesi sia favorevole almeno alla costruzione di nuovi reattori in sostituzione dei vecchi, con una maggioranza di favorevoli anche tra gli elettori socialdemocratici.

In ogni caso sia per rispetto della consultazione referendaria, sia per la scadenza elettorale del 2010, quando si terranno nuove elezioni politiche –i sondaggi danno attualmente la sinistra in netto vantaggio-, al momento sembra probabile che il Governo decida di approvare una nuova legge e al tempo stesso di indire un nuovo referendum, che potrebbe tenersi anche contestualmente alle elezioni politiche del settembre 2010.

 

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